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Macromonitor: “Lo yen potrebbe rafforzarsi nel breve termine”


Mentre all’inizio del pomeriggio del primo giorno della settimana il tasso di cambio euro-dollaro viaggia a 1,3391, giunge la consueta analisi del lunedì firmata dall'economista di Monte dei Paschi di Siena, Mario Seminario. 

Che nel suo "Macromonitor", nella parte dedicata al mercato valutario, scrive: "Febbraio è iniziato con una parziale inversione dei movimenti di gennaio. 

L’euro ha restituito circa la metà del proprio rafforzamento nel primo mese dell’anno, lo yen circa un quarto delle proprie perdite ed il franco svizzero metà delle proprie, in un movimento correttivo che appare aderente a una migliore valutazione della realtà".


Nel frattempo, la Banca centrale europea (Bce), nella seduta di giovedì scorso da cui è uscito un nuovo nulla di fatto sui tassi di interesse dei paesi dell’area dell’euro, come evidenza Seminerio nello studio settimanale, "ha segnalato che la liquidità in eccesso resterà ampia (sopra il livello di 200 miliardi), malgrado i rimborsi anticipati dei prestiti Ltro da parte del sistema bancario". 

Questo, secondo l'economista Seminerio, "limiterà l’ascesa dei tassi a breve termine, riducendo il potenziale di apprezzamento dell’euro". 

Non solo: "Il G20 della settimana prossima è atteso ad una valutazione della situazione sullo yen, e Tokyo potrebbe essere criticata per la rapidità e la volatilità del movimento, qualcosa che il governo Abe ha in parte già riconosciuto. 

Lo yen potrebbe quindi rafforzarsi nel breve termine, senza contare che la reflazione al livello del 2 per cento di prezzi al consumo potrebbe rivelarsi velleitaria".


Lo yen recupera terreno


Nella seduta di mercato del 19 febbraio, la Borsa di Tokyo ha terminato con un calo dello 0,31% dell'indice Nikkei 225 a 11.372,34 punti sulla scia di un contenuto apprezzamento dello yen. 

Il progresso della moneta nipponica, che anche se modesto ha spinto alcuni operatori a realizzare su titoli di imprese legate al settore dell'export, ha fatto seguito alle affermazioni del ministro giapponese delle Finanze, Taro Aso, che ha detto di non aver intenzione di domandare alla Banca del Giappone (BoJ) di acquistare obbligazioni di Paesi esteri e di non modificare la legge che governa la BoJ.

"Dopo la giornata di ieri, dove non si è certo manifestata volatilità - commenta Matteo Paganini, analista valutario di Fxcm Italia, in una nota diffusa il 19 febbraio - oggi potrebbero tornare dei movimenti interessanti sul mercato. 

Il discorso di Draghi al Parlamento Europeo è passato in sordina, senza mostrare nessun effetto sulla moneta unica europea, che sta congestionando ancora tra 1,3300 e 1,3400, livelli che potrebbero portare ad accelerazioni, una volta rotti, verso 1,3250 o 1,3460 (con 1,3430 resistenza intermedia)".

Sul fronte dello yen, secondo Paganini, "dopo la pubblicazione delle minute della BoJ, all’interno delle quali si sono confermati i messaggi sui nuovi target di inflazione previsti al 2% (motivazioni macroeconomiche accettate di buon grado da tutti per giustificare i movimenti di svalutazione, o meglio, secondo quanto volutoci trasmettere dai leader mondiali, di perdita di valore relativa dello yen) abbiamo assistito ad un tentativo di recupero della valuta nipponica, sia contro euro che contro dollaro, senza tuttavia aver visto la rottura delle resistenze, che per il momento rimangono valide e possono portare a nuove partenze a ribasso per la valuta giapponese". 

Ultimo punto d’attenzione, secondo l'esperto valutario di Fxcm Italia, "risulta il dollaro australiano, dove la Rba ha lasciato intendere che potrebbe procedere a nuovi tagli di tassi a causa del rallentamento in essere dell’economia e all’inflazione in discesa (i prezzi delle materie prime di certo non aiutano l’Australia, grande esportatore, in questo momento)".    


Cmc Market non si attende mosse significative per l’euro-dollaro


 "Sul fronte valutario nessuna mossa significativa per l'euro-dollaro". 

A metterlo in evidenza, la mattina del 9 gennaio prima dell'apertura dei mercati, sono gli economisti di Cmc Markets, che aggiungono che "occorre superare 1,3170 per raggiungere 1,33", mentre spostando l'attenzione verso la sterlina, in questo caso la moneta "deve oltrepassare 1,618 per poter tornare a 1,63 contro il dollaro". 

Gli esperti di Cmc Markets mettono poi in luce che "momentaneamente il biglietto verde sembrerebbe aver perso slancio nella corsa contro yen con possibilità di non ritestare i massimi appena toccati almeno per un po': sotto 87,50 il rischio è quello di una correzione verso 85,00".

Intanto, proprio in Asia, il dollaro ha guadagnato terreno contro lo yen con la soglia a 87 che ha offerto una buona opportunità di acquistare il biglietto verde. Gli acquisti sono stati effettuati da diversi operatori, tra cui anche importatori, investitori retail giapponesi e fondi di investimento, così come segnalato da alcuni dealer a Tokyo.

 "Ci sono molti che comprano dollari", ha commentato Kuniyuki Hirai, foreign-exchange trading manager per Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj. 

Il biglietto verde è a 87,44 yen dopo essere salito al massimo intraday a 87,55 yen. Per Hirai, i driver per un rally del biglietto verde sono diversi e spaziano dai discorsi dei funzionari della Fed, alle trimestrali Usa, sino al meeting della Bank of Japan in calendario per il 21 e il 22 gennaio.

"Il rally segnala che ci sono ancora molti che sperano di acquistare il biglietto verde sui cali", ha affermato un dealer di una banca giapponese secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Mf DowJones. 

Secondo Daisaku Ueno, senior foreign exchange e fixed income strategist a Mitsubishi Ufj Morgan Stanley, "il trend di indebolimento dello yen rimane intatto".


Yen sotto i riflettori in attesa delle elezioni politiche giapponesi



Secondo gli addetti ai lavori, sul mercato dei cambi, lo yen resta la divisa più osservata dagli operatori. 

Ciò in base al sospetto che l’eventuale vittoria elettorale del partito Liberaldemocratico di Shinzo Abe, il prossimo 16 dicembre, spinga verso politiche fiscali e monetarie eccezionalmente lasche.

A metà novembre, infatti, il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda ha sciolto la Camera bassa e indetto le elezioni anticipate, che si terranno il 16 dicembre anziché nel gennaio del 2013, come invece previsto dalla fine naturale della legislatura.

A questo punto, Noda dovrà vedersela principalmente con Shinzo Abe, scelto lo scorso settembre come leader del Partito liberaldemocratico.

Abe era già stato primo ministro del Giappone tra il 2006 e il 2007, ma era stato costretto a dimettersi dopo un anno per un problema intestinale causato dallo stress.

La campagna elettorale inizierà ufficialmente il 4 dicembre. 

La prospettiva più realistica è che il Partito Liberaldemocratico dei conservatori riprenda la guida del Paese, così che Abe possa riprendere in mano le redini. Questo nome sembra una minaccia per i socialdemocratici, che allertano sul rischio di peggiorare ulteriormente i rapporti con la Cina, peraltro già pesantemente compromessi proprio a causa delle politiche condotte dallo stesso Partito Democratico guidato da Noda. In conferenza stampa Abe ha dichiarato: “Ripristineremo la politica estera e ci appelleremo con forza agli elettori sulla necessità di ripristinare l’alleanza tra Giappone e Stati Uniti, che è stata gravemente danneggiata dal governo del Partito Democratico”.

Tornando allo yen, secondo gli esperti, la valuta nipponica si è deprezzata vistosamente contro praticamente tutte le maggiori divise, e con una volatilità che risulta in aumento.

Anche scontando una attenuazione dei toni maggiormente aggressivi di Abe rispetto a Noda, relativi alla necessità di indebolire il cambio e “ricondurre all’ordine” la banca centrale, in caso anche cambiandone lo statuto, lo yen resta debole anche per opera della realtà macroeconomica.

In questo campo, i riflettori sono puntati su un saldo di bilancia commerciale che sta deteriorandosi molto velocemente, soprattutto verso la Cina, per effetto delle tensioni politiche da rivendicazioni territoriali.