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La Bce mantiene i tassi invariati allo 0,75%


Dalla riunione della Banca centrale europea (Bce) del 7 marzo è giunto un nuovo nulla di fatto sui tassi di interesse, che pertanto sono stati confermati ai minimi di sempre pari allo 0,75 per cento.

La decisione era attesa dal mercato. L'Eurotower ha lasciato invariati anche il tasso marginale all'1,5% e quello sui depositi a zero. Tuttavia, il numero uno della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa che ha seguito la decisione sui tassi, ha fatto sapere che "è stata vocata la possibilità del taglio dei tassi ma ha prevalso il no".

Come evidenzia Davide Marone, analista valutario di Fxcm Italia in una nota diffusa il 7 marzo a mercati chiusi, “l’evento catalizzatore della giornata, oltre che della settimana, è stata la conferenza stampa del presidente della Mario Draghi successiva alla decisione sui tassi d’interesse, rimasti invariati come ampiamente previsto. 

Il tono del banchiere centrale - prosegue Marone - è stato piuttosto dovish e non vi sono stati riferimenti diretti al tasso di cambio euro-dollaro, mentre molto sommario è stato il cenno circa la possibilità di futuro taglio dei tassi, che ad ora non rappresenta uno scenario probabile. 

La volatilità, compressa per gran parte della settimana, è così potuta esplodere a favore di un rialzo per l’eurodollaro in grado di portarsi dai minimi addirittura sulle resistenza in area 1,3120 dove sta andando a consolidarsi sulle prime prese di profitto". 


Secondo Marone, è dalla tenuta di questo livello "che dipende il prossimo scenario del cambio". Intanto, l'8 marzo è atteso al banco di prova dal dato sulla disoccupazione americana.



Euro-dollaro a 1,34 dopo la Bce e le parole di Draghi



Apertura dell'euro-dollaro a quota 1,34 nella seduta di venerdì 8 febbraio, il giorno dopo la riunione della Banca centrale europea (Bce), che ha lasciato i tassi di interesse di Eurolandia invariati. 

Sul tasso di cambio dell'euro, ha dichiarato il presidente della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa che segue la decisione sul costo del denaro europeo, "prima di tutto, bisogna dire che l'apprezzamento della valuta unica è un segnale di ritorno di fiducia nell'Eurozona. 

Al netto della fiducia, bisogna aggiungere che i cambi devono riflettere i fondamentali e, in via generale, i tassi di cambio reali e nominali dell'euro sono vicini alla media di lungo periodo". Il tasso di cambio è un elemento importante per la crescita e la stabilità dei prezzi "ma non costituisce un obiettivo in sé" delle politiche della Banca centrale, ha ribadito Draghi.

Quanto alla politica monetaria della Bce, il suo numero uno ha spiegato che "è accomodante, manterremo il regime di disponibilità illimitata alle aste di rifinanziamento e siamo pronti a fornire piena liquidità alle banche ove necessario". 

Riferendosi poi agli istituti di credito, Draghi ha spiegato: "Abbiamo risolto il problema del funding bancario, non possiamo agire su quello dei ratio di capitale e sull'avversione al rischio che ha raggiunto livelli elevati". 

La risposta è che "continueremo a fare tutto il possibile perché il flusso del credito riprenda, sempre entro il nostro mandato che è quello della stabilità dei prezzi". Allo stesso tempo "pensiamo che tutte le azioni che abbiamo intrapreso troveranno il loro sbocco nell'economia, così da permettere una ripresa graduale nella seconda parte del 2013".


Euro: per Jp Morgan Private Bank la soglia 1,3490 sul dollaro apre la pista a 1,38



L'euro? E' andato al di là dei propri fondamentali. 

Parola di Sara Yates, Global Currency Strategist di Jp Morgan Private Bank, che in uno studio sulla valuta scrive: "Grazie all'introduzione delle operazioni Omt (Outright Monetary Transaction) della Banca centrale europea (Bce), il forte calo dei rendimenti dei Paesi periferici indica che il rischio rappresentato dall’Eurozona per l'economia globale è diminuito". 

Una conseguenza di ciò, aggiunge Yates, "è che ora gli investitori probabilmente richiederanno un premio di rischio inferiore (uno sconto inferiore) per mantenere titoli denominati in euro".

E anche se questo implica una moneta unica più forte (in particolare contro la sterlina britannica), gli esperti di Jp Morgan Private Bank ritengono che l'euro "sia andato al di là dei suoi migliori fondamentali".

Detto questo, "crediamo che ci sia spazio affinché questo movimento si possa ampliare ulteriormente in futuro. Notiamo che l’analisi tecnica indica un movimento a 1,38 nel breve termine. Il fatto che questa soglia possa essere raggiunta questa settimana - prosegue Yates - dipenderà probabilmente da se e come il presidente della Bce Mario Draghi commenterà il recente rally dell'euro nel corso della conferenza stampa" dell'Eurotower, in calendario per giovedì 7 febbraio.

Sul più lungo termine, invece, Jp Morgan resta scettica sul fatto che l'euro possa mantenere questa forza. 

"Secondo le valutazioni di Bloomberg in termini di Ppp (Parità di potere d'acquisto) - fa notare in proposito Yates - l'euro è già costoso rispetto al dollaro americano.

Ulteriori apprezzamenti potrebbero ostacolare la ripresa dell’Eurozona, una ripresa che rimane incerta. L'outlook per gli Stati Uniti, invece, continua a essere stabile". 

Per questo motivo, tira le somme Yates, "continuiamo a prevedere un maggior rialzo dei rendimenti statunitensi, e ci aspettiamo che questo possa sostenere il dollaro americano rispetto alle valute a basso rendimento come sterlina britannica, euro e yen Giapponese". 

La mattina del 5 febbraio, intanto, l'euro-dollaro viaggia in salita a 1,35.


Sui mercati dei cambi non si scommette più contro l’euro



La mattina del 21 gennaio, il primo giorno della settimana, sul mercato dei cambi, l'euro-dollaro ha aperto le contrattazioni in area 1,3321-1,3323, per poi portarsi, in mattinata, al di sotto di quota 1,3302. 

A intervenire sull'euro, dalle colonne dell'economia del Giornale è stato nei giorni scorsi Carlo Alberto De Casa, analista della società ActivTrades basata a Londra. 

Secondo l'esperto valutario, "sui mercati valutari non si gioca più la scommessa sul crollo dell’euro. Anzi. Oggi non solo bisogna stare attenti a puntare sempre contro la moneta unica, ma bisogna pensare anche a entrare a favore dell’euro. Soprattutto nelle fasi in cui i mercati azionari sono impostati al rialzo, in quanto il cambio euro dollaro spesso è correlato con l’andamento delle borse”.

Non a caso, chi nei mesi passati è tornato con prontezza a credere alla solidità dell’euro è riuscito a guadagnare attraverso questa operazione. 

A un certo punto, spiega De Casa, come “sul dollaro la moneta unica stesse perdendo terreno con decisione: erano sufficienti 1,20 dollari per un euro. 

Poi, a fine luglio, l’intervento del Presidente della Bce Mario Draghi ha dato una svolta alla situazione. 

Quelle erano le parole che servivano ai mercati per evitare una disgregazione della valuta unica.

Passando invece a qualche previsione per il 2013, De Casa fa sapere di attendersi che la valuta unica oscilli in un intervallo tra 1,20-1,38, con una volatilità inferiore rispetto al 2012, ma ancora presente.

Secondo alcuni esperti, in questa fase, sul mercato dei cambi, focalizzando l’attenzione sugli Stati Uniti, resta l´attesa per i negoziati sul fiscal cliff (tagli automatici di spesa al primo marzo e serrata del governo il 27 marzo, in caso di assenza di accordo sull´innalzamento del tetto legale al debito federale). 

Resta poi da valutare la disponibilità dei Repubblicani a spostare in avanti il tetto di debito di circa un trimestre. 

In caso di eliminazione dei tagli di spesa per l´anno in corso (come auspicato implicitamente dal Fondo Monetario Internazionale, che ritiene che gli Stati Uniti abbiano già effettuato la stretta fiscale massima non controproducente, stimata a circa l´1-1,5 per cento di Pil), e di un innalzamento del tetto di debito per l´intero anno, si rimuoverebbero ostacoli alla crescita statunitense, sostenendo quindi una fase di propensione al rischio e di strategie di carry trade che indebolirebbero il biglietto verde.


Credit Suisse vede un rafforzamento dell’euro nel 2013


Lunedi 7 gennaio 2013 


In questi primi scorci del 2013, gli economisti di Credit Suisse colgono l'occasione per fare l'elenco di 13 temi che potrebbero risultare interessanti offrendo opportunità economico-finanziarie da sfruttare nel corso del 2013. "L'anno che abbiamo davanti - spiegano gli esperti della casa d'affari elvetica - dovrebbe essere quello in cui l'area dell'euro verrà fuori da una recessione relativamente lunga. Ci attendiamo una prova di questo nel breve termine piuttosto che nel lungo". Ciò perché "la fiducia nel business sta crescendo, in linea con una ripresa degli indicatori ciclici, che riteniamo debba proseguire ora che il problema del fiscal cliff (precipizio fiscale americano, ndr) è stato evitato".  Tutto questo, secondo Credit Suisse, supporta la tesi di una rivincita, nel 2013, per gli asset rischiosi di matrice europea, compreso anche il debito di Stato dei paesi periferici, finito più volte nel mirino della speculazione negli ultimi tempi.
Tra i punti elencati dagli esperti, ce n'è uno tutto dedicato alla Banca centrale europea (Bce), l’istituto europeo guidato dall’italiano Mario Draghi. In questo caso, secondo Credit Suisse, considerate le politiche monetarie fortemente espansive di altre grandi banche centrali, la Bce potrebbe essere forzata ad allentare la propria politica monetaria, passando così attraverso un rafforzamento dell'euro. In particolare, spiegano gli economisti, "un contesto in cui la politica della Bce è sistematicamente meno espansiva delle altre banche centrali dovrebbe essere un contesto in cui l'euro si rafforza, specialmente se ciò è associato con un elevato e crescente surplus delle partite correnti".
Proprio la moneta europea, proseguono gli esperti, "potrebbe essere il meccanismo tramite il quale la Bce sarà forzata ad allentare la politica monetaria nel corso di quest'anno". Ciò anche alla luce del fatto che "le sottostanti pressioni inflazionistiche sono basse e dovrebbero restare tali".


L'euro si mantiene sui massimi sul dollaro dopo Draghi



La mattina del 15 gennaio, in apertura, il tasso di cambio euro-dollaro, sui mercati delle valute, stazionava a quota 1,3360-1,3362.

Va ricordato che si tratta di livelli che rappresentano i nuovi massimi dall'aprile del 2012 della moneta unica sul biglietto verde. 

Una circostanza, quella della forza dell'euro, che a detta di alcuni economisti impedisce di conferire slancio alla ripresa europea. 

La moneta unica viaggia sui massimi dopo il discorso di giovedì del numero uno della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi.

A riguardo, JW Partners, società indipendente specializzata in currency advisory a investitori istituzionali, commenta: "Draghi ha sorpreso la platea con un tono notevolmente diverso da quello del mese precedente: affermare che la situazione sta migliorando equivale ad ammettere che un taglio dei tassi è stato escluso all'unanimità. 

In tal modo, riduce la potenzialità accomodante della Bce così come percepita sinora dai mercati. Se non sorprende la reazione dell'euro - proseguono gli esperti di JW Partners - ci aspetteremmo invece meno entusiasmo dalle Borse che proprio sulla liquidità illimitata della banca centrale avevano costruito parte della poderosa salita degli ultimi mesi". 

La potenza dell'euro potrebbe dunque precludere la ripresa delle Borse e non soltanto quella dell'economia. "Vedremo nelle prossime sessioni se tale euforia incontrerà qualche ostacolo", sentenziano gli esperti, che fanno intanto notare che "la risalita della moneta unica a seguito della Bce è stata veloce e impulsiva confermando la bontà del trend rialzista in atto: ci stiamo avvicinando a livelli statici che dovrebbero fornire un qualche ostacolo a una ulteriore salita". 

E' per questo motivo che da JW Partners consigliano di "alleggerire ora la posizione per cercare di ricomprare su una correzione, intorno a quota 1,3150-1,3200".


La Bce lascia i tassi invariati e presenta la nuova banconota da 5 euro



Tutto come da copione per la prima riunione del 2013 della Banca centrale europea (Bce), che ha deciso di lasciare i tassi di interesse chiave dell'area dell'euro invariati allo 0,75 per cento. 

“Il primo meeting della Bce del 2013 - commenta Davide Marone, analista valutario di Fxcm - ha provocato grande volatilità sull’eurodollaro e in generale sul mercato valutario, spezzando perciò una settimana avara di sorprese e di market mover. 

Draghi - prosegue l'esperto monetario - dopo la decisione di mantenere i tassi invariati, non ha sviluppato tematiche particolarmente significative ad eccezione dell’esclusione di un taglio dei tassi nel futuro imminente". 

Ciò, pertanto, fa notare l'esperto di Fxcm, "si è ripercosso positivamente sul cambio, in grado di violare le resistenze a 1,3085, 1,3120 e 1,32. Possibili ora le prese di profitto per ritracciamenti che se non dovesse superare al ribasso l’ 1,3150, riporterebbero il cambio agli attuali livelli con attenzione a 1,3240 al rialzo".

Lo stesso giorno della decisione sui tassi, il 10 gennaio, il presidente della Bce Mario Draghi ha rivelato l'aspetto della banconota da cinque euro della serie dedicata all'Europa. 

La presentazione del nuovo biglietto ha costituito il momento saliente dell'inaugurazione della mostra "Il nuovo volto dell'euro", in programma al Museo Archeologico di Francoforte sul Meno dall'11 gennaio al 10 marzo 2013. 

La nuova banconota da cinque euro è il risultato dei progressi tecnologici realizzati dopo l'introduzione della prima serie, oltre dieci anni fa. Nel biglietto sono state integrate alcune caratteristiche di sicurezza nuove e avanzate. 

La filigrana e l'ologramma recano il ritratto di Europa, figura della mitologia greca da cui la nuova serie prende il nome.

 La banconota da cinque euro è la prima a essere emessa, a partire dal 2 maggio 2013, mentre gli altri tagli, ovvero da 10 euro, 20 euro, 50 euro, 100 euro, 200 euro e 500 euro, saranno introdotti in ordine ascendente nel corso dei prossimi anni. 

Al principio la prima serie circolerà insieme ai nuovi biglietti, ma sarà gradualmente ritirata dalla circolazione e infine dichiarata fuori corso. 

La data in cui cesserà di avere corso legale, come spiega una nota, verrà annunciata con largo anticipo.

 Le banconote della prima serie manterranno tuttavia il rispettivo valore a tempo indeterminato e potranno essere cambiate presso le banche centrali nazionali dei paesi dell'area dell'euro in qualsiasi momento.


Euro-dollaro sui massimi intraday con un occhio alla Bce


Intorno a metà della seduta del 10 gennaio, il tasso di cambio euro-dollaro ha toccato un nuovo record di giornata (intraday), raggiungendo quota 1,31. 

Ciò dopo la giornata di ieri che Davide Marone, analista valutario di FXCM, aveva definito "piuttosto laterale per l’eurodollaro, che non è riuscito a discostarsi dai livelli di breve periodo. 

Vi è stato per la verità un tentativo ribassista - metteva in luce ieri l'esperto di valute in una nota diffusa ieri in serata - di violazione del supporto a 1,3060 che è stato svilito laddove l’azionario e le commodities (materie prime, ndr) sono rimasti sui massimi di periodo. 

E' stata una giornata poco volatile e scevra di market mover, mentre domani (ossia oggi 10 gennaio, ndr) vi sarà il meeting della Banca Centrale Europea (Bce, ndr) che non dovrebbe ritoccare i tassi di riferimento ma potrebbe fornire direzionalità di breve". Insomma, secondo Marone, a livello di soglie da tenere d'occhio per l'eurodollaro, "restano 1,30 e 1,3120 rispettivamente il supporto e la resistenza a cui porre grande attenzione".

Diverso il discorso per la seduta odierna, che per l’appunto dovrebbe essere dominata dalla decisione sui tassi di interesse dell’area dell’euro della Bce e dal consueto intervento pomeridiano di Mario Draghi, numero uno dell’Eurotower. 

Nettamente prevalente, sui mercati finanziari, è la previsione di un nulla di fatto sui tassi di interesse, sia su quello principale, attualmente allo 0,75%, sia su quello relativo ai depositi overnight in Bce, a zero. 

Il mercato monetario, ad esempio, a metà giornata, viaggia in condizioni di distensione, con un occhio in direzione della Bce e protetto da un eccesso di liquidità nel sistema pari a circa 600 miliardi.


Bce, Draghi ribadisce: “L’euro è irreversibile”


L'euro è irreversibile.

A ribadirlo ancora una volta è stato Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), concludendo il proprio intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Bocconi di Milano.

Draghi ha voluto fare ricorso a una citazione di Tommaso Padoa-Schioppa, il banchiere centrale recentemente scomparso al quale la prestigiosa università milanese specializzata in tematiche economiche ha dedicato una cattedra. "Vorrei concludere con un aneddoto su Tommaso - ha detto Draghi con riferimento a Padoa-Schippa - come sapete, negli ultimi mesi ho ribadito il  principio dell'irreversibilità dell'euro. E questo è proprio il senso di una delle più note arguzie di Tommaso. Nel 2004, parlando dell'Emu, che è l'acronimo di Economic and Monetary Union (Unione economica e monetaria), rilevò che questo è anche il nome di un uccello australiano simile allo struzzo. E aggiunse che nessuno dei due può andare a ritroso".

Tra i vari punti toccati da Draghi nel suo discorso anche quello della stabuilità finanziaria in Eurolandia. "Assicurare la stabilità finanziaria dell'Eurozona - ha dichiarato il numero uno dell'Eurotower - è interesse di tutti i paesi europei, ma in primis dei paesi creditori che hanno un'esposizione maggiore". Quanto alle iniziative messe in campo per combattere la crisi europea del debito sovrano, Draghi ha spiegato che il cosiddetto piano antispread (Omt) è stato "concepito per ripristinare la trasmissione della politica monetaria" e gli eventuali acquisti di titoli di Stato di Paesi in difficoltà da parte della Bce non hanno "limiti prestabiliti", ma non sono "né incontrollati, né svincolati da condizioni".

Con gli Omt, "il segnale agli investitori sull'infondatezza dei loro timori sul futuro dell'area dell'euro è chiaro", ma "non abbiamo dimenticato qual è l'origine dei problemi del mercato del debito sovrano in Europa". Infatti, ha concluso Draghi, "uno dei presupposti per la conduzione di Omt è che i Paesi interessati abbiano negoziato con  gli altri Governi dell'Eurozona un programma nell'ambito del Meccanismo europeo di stabilità che imponga condizioni rigorose efficaci e credibili su un orizzonte temporale esteso".

Quanto al processo di risanamento dei conti pubblici nei Paesi dell'Eurozona più in difficoltà, Draghi ha fatto notare che "l'evidenza prevalente indica che deve essere centrato su riduzioni di spesa corrente e non su aumenti di tasse".


Bce, Draghi: "Prospettive deboli per l'area dell'euro"


Le prospettive per la congiuntura economica dei Paesi dell'area dell'euro restano deboli. 

Lo ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, dopo la decisione, presa giovedì 8 novembre e ampiamente scontata, di lasciare i tassi di interesse di riferimento di Eurolandia all'attuale minimo storico dello 0,75 per cento. 

L'attività economica dell'Eurozona, ha dichiarato Draghi durante la consueta conferenza stampa che ha seguito la decisione sui tassi, "resterà debole" a fronte di un'inflazione sopra il 2% da qui a fine anno e in discesa solo a partire dal 2013. 

Gli indicatori economici, ha precisato il numero uno dell'Eurotower, mostrano che "la crescita è stata debole nel secondo semestre di quest'anno" e che questo trend "continuerà anche nel 2013". 

Le attuali pressioni sui prezzi, in ogni caso, dovrebbero essere "transitorie" e non mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi di stabilità a medio termine che la Bce si prefigge. Per valutare se la situazione si è normalizzata nell'Eurozona, ha spiegato Draghi, "si dovrebbe guardare alla frammentazione di alcuni segmenti di mercato piuttosto che al livello degli spread o dei rendimenti". 

Secondo il presidente della Bce, infatti, "se guardiamo all'andamento dei prestiti alle piccole e medie imprese, allora non siamo soddisfatti delle condizioni di credito" in Eurolandia. "C'è ancora una frammentazione e una rinazionalizzazione del sistema bancario in termini di differenze nel costo della raccolta che vanno oltre quanto giustificato dai fondamentali. La nostra priorità - ha detto Draghi - è riparare i canali di trasmissione della politica monetaria così da poter garantire la stabilità dei prezzi".

Quanto al quesito sull'abbandono dell'euro senza recedere dall'Ue, Draghi, in una missiva in risposta a un'interrogazione presentata da Claudio Morganti, eurodeputato della Lega Nord, ha fatto sapere che "tale possibilità non è contemplata dai trattati". Il Trattato di Lisbona, chiarisce Draghi, "non prevede questa opzione, proprio in virtù dell'irreversibilità della transizione alla terza fase dell'Uem per gli Stati membri". Inoltre, ai sensi dei trattati vigenti, tale irrevocabilità può essere direttamente desunta dal fatto che "l'istituzione di un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro" rientra fra gli obiettivi della Ue. I trattati stabiliscono che, al momento dell'abrogazione della deroga di uno Stato membro, il Consiglio fissa "irrevocabilmente" il tasso al quale l'euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione.

Mercati finanziari, settimana cruciale con elezioni Usa e Draghi


Quella che si appresta a prendere il via il 5 novembre sarà una settimana cruciale per i mercati
finanziari di tutto il mondo.

Due saranno gli eventi clou che catalizzeranno l'attenzione.

Innanzi tutto, ci saranno le elezioni presidenziali in agenda per martedì 6 novembre. Per l'occasione, gli
elettori statunitensi saranno chiamati a decidere se confermare l'attuale inquilino democratico
della Casa Bianca, Barack Obama, o se invece sostituirlo con il suo sfidante repubblicano, Mitt
Romney. Secondo alcuni analisti, una eventuale riconferma di Obama potrebbe condurre a una
correzione sui mercati azionari, anche se gli esperti di mercato sono unanimi nell'affermare
che indipendentemente da chi trionferà, le Borse trarranno beneficio dalla fine di una fase di
incertezza che dura ormai da diverso tempo anche a causa della sostanziale parità fra i due sfidanti
nei sondaggi. Wall Street dovrebbe, in ogni caso, preferire il conservatore Romney, anche perché,
da uomo di finanza quale è, a sostenerlo è la stessa elite finanziaria statunitense (va segnalato che
molte banche d’affari Usa hanno già fatto ingenti stanziamenti in suo favore).

Il secondo evento cruciale della settimana sarà la riunione del consiglio direttivo della Banca
centrale europea (Bce), in programma per giovedì 8 novembre. Se, da una parte, la riconferma
del costo del denaro appare pressoché certa, con il tasso di riferimento sulle operazioni di
rifinanziamento invariato allo 0,75%, dall'altra, il governatore, Mario Draghi, potrebbe fornire
nuovi dettagli sulle misure straordinarie di sostegno all’economia o fornire nuove indicazioni
sull’andamento della congiuntura.

Guardando invece ai dati macroeconomici, il calendario della settimana prevede per lunedì
5 novembre, sul fronte americano, il dato di ottobre sull’Ism servizi mentre martedì le bocce
resteranno ferme in occasione delle presidenziali. Mercoledì saranno di scena le consuete richieste
di mutui nell’ultima settimana mentre giovedì a catalizzare l'attenzione saranno le richieste
iniziali di sussidi di disoccupazione e il disavanzo commerciale relativo a settembre.

Venerdì infine occhi puntati sui prezzi alle importazioni di ottobre, scorte all’ingrosso di settembre e fiducia dei consumatori misurata dall’università del Michigan e già relativa alla prima metà di novembre.
Sulla sponda europea, da segnalare martedì i prezzi alla produzione nell’Eurozona relativi al mese
di settembre e gli ordinativi alle fabbriche mentre mercoledì sarà la volta delle statistiche sulle
vendite al dettaglio. Giovedì, come detto, riflettori puntati sull’Eurotower e sulle parole di Draghi
in maniera particolare, mentre per venerdì va segnalato l'ultimo appuntamento con i prezzi al
consumo in ottobre nell’Europa a 17 componenti.