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La Bce mantiene i tassi invariati allo 0,75%


Dalla riunione della Banca centrale europea (Bce) del 7 marzo è giunto un nuovo nulla di fatto sui tassi di interesse, che pertanto sono stati confermati ai minimi di sempre pari allo 0,75 per cento.

La decisione era attesa dal mercato. L'Eurotower ha lasciato invariati anche il tasso marginale all'1,5% e quello sui depositi a zero. Tuttavia, il numero uno della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa che ha seguito la decisione sui tassi, ha fatto sapere che "è stata vocata la possibilità del taglio dei tassi ma ha prevalso il no".

Come evidenzia Davide Marone, analista valutario di Fxcm Italia in una nota diffusa il 7 marzo a mercati chiusi, “l’evento catalizzatore della giornata, oltre che della settimana, è stata la conferenza stampa del presidente della Mario Draghi successiva alla decisione sui tassi d’interesse, rimasti invariati come ampiamente previsto. 

Il tono del banchiere centrale - prosegue Marone - è stato piuttosto dovish e non vi sono stati riferimenti diretti al tasso di cambio euro-dollaro, mentre molto sommario è stato il cenno circa la possibilità di futuro taglio dei tassi, che ad ora non rappresenta uno scenario probabile. 

La volatilità, compressa per gran parte della settimana, è così potuta esplodere a favore di un rialzo per l’eurodollaro in grado di portarsi dai minimi addirittura sulle resistenza in area 1,3120 dove sta andando a consolidarsi sulle prime prese di profitto". 


Secondo Marone, è dalla tenuta di questo livello "che dipende il prossimo scenario del cambio". Intanto, l'8 marzo è atteso al banco di prova dal dato sulla disoccupazione americana.



Schroders: gli investitori temono una ripresa dell’inflazione



Gli investitori guardano alle mosse, soprattutto sui tassi di interesse, della Banca centrale europea (Bce) e hanno paura dello spettro dell'inflazione. È quanto emerge dal sondaggio condotto da Schroders nel corso dell’ultima Investment Conference, che ha visto la partecipazione a Londra di oltre 125 investitori professionali provenienti da società di distribuzione di più di 30 Paesi in Europa, Medio Oriente e America Latina. Agli intervistati è stato chiesto di esprimere il proprio parere sulle differenti asset class e di commentare l’operato della Bce, ovvero se questo possa determinare uno scenario inflazionistico.

I risultati del sondaggio mostrano che il 75% dei rispondenti ritiene che gli interventi della Banca Centrale aiuteranno a far ripartire il credito bancario e a stimolare la crescita a livello globale. La maggior parte (76%) teme tuttavia che questo comporterà un aumento dell’inflazione superiore al 4% annuo entro i prossimi cinque anni. Solo il 13% ritiene che il proprio portafoglio sia sufficientemente coperto contro il rischio inflazionistico.

In questo scenario potenzialmente inflazionistico è ampiamente condivisa l’opinione (89%) che, fino alla fine del 2013, i rendimenti più elevati giungeranno dall’azionario globale: il 68% degli intervistati dichiara di essere attualmente sovrappesato in questa asset class. All’interno dell’azionario globale emerge inoltre un chiaro interesse per i titoli europei, che secondo il 58% saranno i più performanti dell’anno. Questo dato conferma il risultato già emerso nel sondaggio della precedente edizione di ottobre, dove il 41% aveva affermato che, entro la fine dell’anno, avrebbe aumentato l’esposizione all’azionario Europa nei portafogli dei propri clienti.



Euro-dollaro a 1,34 dopo la Bce e le parole di Draghi



Apertura dell'euro-dollaro a quota 1,34 nella seduta di venerdì 8 febbraio, il giorno dopo la riunione della Banca centrale europea (Bce), che ha lasciato i tassi di interesse di Eurolandia invariati. 

Sul tasso di cambio dell'euro, ha dichiarato il presidente della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa che segue la decisione sul costo del denaro europeo, "prima di tutto, bisogna dire che l'apprezzamento della valuta unica è un segnale di ritorno di fiducia nell'Eurozona. 

Al netto della fiducia, bisogna aggiungere che i cambi devono riflettere i fondamentali e, in via generale, i tassi di cambio reali e nominali dell'euro sono vicini alla media di lungo periodo". Il tasso di cambio è un elemento importante per la crescita e la stabilità dei prezzi "ma non costituisce un obiettivo in sé" delle politiche della Banca centrale, ha ribadito Draghi.

Quanto alla politica monetaria della Bce, il suo numero uno ha spiegato che "è accomodante, manterremo il regime di disponibilità illimitata alle aste di rifinanziamento e siamo pronti a fornire piena liquidità alle banche ove necessario". 

Riferendosi poi agli istituti di credito, Draghi ha spiegato: "Abbiamo risolto il problema del funding bancario, non possiamo agire su quello dei ratio di capitale e sull'avversione al rischio che ha raggiunto livelli elevati". 

La risposta è che "continueremo a fare tutto il possibile perché il flusso del credito riprenda, sempre entro il nostro mandato che è quello della stabilità dei prezzi". Allo stesso tempo "pensiamo che tutte le azioni che abbiamo intrapreso troveranno il loro sbocco nell'economia, così da permettere una ripresa graduale nella seconda parte del 2013".


L’euro inizia in arretramento la settimana sul mercato dei cambi



Primo giorno della settimana all'insegna della debolezza per l'euro sui mercati dei cambi. In mattinata, la moneta unica viaggiava infatti sotto quota 1,36 nei confronti del dollari e in generale in tarda mattinata quotava sui minimi intraday sia verso sterlina, sia verso yen e franco svizzero.

Nel consueto studio di inizio settimana sui mercati finanziaria, chiamato "Macromonitor", l'economista di Monte dei Paschi di Siena, Mario Seminerio, scrive: "Sul mercato dei cambi, i movimenti sono stati condizionati da timori di movimenti rialzisti globali sui tassi d'interesse.

L'euro si è quindi rafforzato sul dollaro e lo yen si è indebolito, come accadrebbe di solito in circostanze di ridotta avversione al rischio e prospettive di crescita accresciute o percepite come tali. Considerazioni analoghe valgono anche per quasi tutte le valute dei paesi produttori di materie prime, al netto di fattori locali che hanno impedito gli esiti previsti. 

Le valute emergenti asiatiche (won sudcoreano, dollaro di Singapore e yuan cinese), ad esempio - prosegue l'economista di Mps Seminerio - si sono indebolite anziché apprezzarsi contro dollaro, probabilmente a causa della forte debolezza dello yen, che rischia di innescare un indebolimento dell´export globale di tali paesi e quindi di spingerli (come extrema ratio, e nella percezione del mercato) a manovre equivalenti sul proprio cambio, anche se al momento non vi sono evidenze che ciò possa accadere".

Secondo gli esperti di Cmc Markets, "qualora l'euro dovesse ulteriormente rafforzarsi nei confronti delle principali monete (e in particolare contro dollaro) occorrerà monitorare con attenzione ciò che potrebbe succedere nel corso della riunione della Bce questa settimana riguardo alle richieste provenienti da più parti di una riduzione dei tassi. 

Pur tuttavia, nonostante il calo dell'inflazione ai minimi degli ultimi due anni, una sforbiciata del costo del denaro sembra altamente improbabile se ricordiamo i toni utilizzati da Draghi in occasione dell'ultima conferenza stampa, il che indirettamente potrebbe confermare che l'euro è pronto per nuovi guadagni, a tutto discapito delle deboli economie periferiche".


Sui mercati dei cambi non si scommette più contro l’euro



La mattina del 21 gennaio, il primo giorno della settimana, sul mercato dei cambi, l'euro-dollaro ha aperto le contrattazioni in area 1,3321-1,3323, per poi portarsi, in mattinata, al di sotto di quota 1,3302. 

A intervenire sull'euro, dalle colonne dell'economia del Giornale è stato nei giorni scorsi Carlo Alberto De Casa, analista della società ActivTrades basata a Londra. 

Secondo l'esperto valutario, "sui mercati valutari non si gioca più la scommessa sul crollo dell’euro. Anzi. Oggi non solo bisogna stare attenti a puntare sempre contro la moneta unica, ma bisogna pensare anche a entrare a favore dell’euro. Soprattutto nelle fasi in cui i mercati azionari sono impostati al rialzo, in quanto il cambio euro dollaro spesso è correlato con l’andamento delle borse”.

Non a caso, chi nei mesi passati è tornato con prontezza a credere alla solidità dell’euro è riuscito a guadagnare attraverso questa operazione. 

A un certo punto, spiega De Casa, come “sul dollaro la moneta unica stesse perdendo terreno con decisione: erano sufficienti 1,20 dollari per un euro. 

Poi, a fine luglio, l’intervento del Presidente della Bce Mario Draghi ha dato una svolta alla situazione. 

Quelle erano le parole che servivano ai mercati per evitare una disgregazione della valuta unica.

Passando invece a qualche previsione per il 2013, De Casa fa sapere di attendersi che la valuta unica oscilli in un intervallo tra 1,20-1,38, con una volatilità inferiore rispetto al 2012, ma ancora presente.

Secondo alcuni esperti, in questa fase, sul mercato dei cambi, focalizzando l’attenzione sugli Stati Uniti, resta l´attesa per i negoziati sul fiscal cliff (tagli automatici di spesa al primo marzo e serrata del governo il 27 marzo, in caso di assenza di accordo sull´innalzamento del tetto legale al debito federale). 

Resta poi da valutare la disponibilità dei Repubblicani a spostare in avanti il tetto di debito di circa un trimestre. 

In caso di eliminazione dei tagli di spesa per l´anno in corso (come auspicato implicitamente dal Fondo Monetario Internazionale, che ritiene che gli Stati Uniti abbiano già effettuato la stretta fiscale massima non controproducente, stimata a circa l´1-1,5 per cento di Pil), e di un innalzamento del tetto di debito per l´intero anno, si rimuoverebbero ostacoli alla crescita statunitense, sostenendo quindi una fase di propensione al rischio e di strategie di carry trade che indebolirebbero il biglietto verde.


Euro: Nowotny getta acqua sul fuoco dopo l’allarme di Juncker



Continuano a fare rumore, negli ambienti economico-finanziari, le parole pronunciate ieri dal presidente uscente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker, secondo il quale "i guadagni messi a segno dall'euro, negli ultimi sei mesi, costituiscono una nuova minaccia per l'economia dell'Eurozona".

E, ancora, sempre secondo Juncker, l'euro, da circa sei mesi a questa parte, "sta viaggiando a livelli pericolosamente alti" nei confronti del dollaro statunitense.

Proprio oggi, 16 gennaio, immancabile, è giunta la reazione di altri personaggi di spicco dell'Eurozona.

Il governatore della banca centrale austriaca, Ewald Nowotny, e membro del direttivo della Banca centrale europea (Bce), dal canto suo, ha cercato di smorzare i toni e le preoccupazioni sollevate da Juncker. Intervenendo, a Vienna, nel corso di una conferenza sulla moneta unica, Nowotny, ha detto che il tasso di cambio dell'euro nei confronti del dollaro "non è un problema" e che non vede una prospettiva di una "tendenza al rialzo nel lungo periodo" quindi "non è una questione di preoccupazione".

Le affermazioni di Nowotny riecheggiano in qualche modo quelle del presidente dell'Eurotower, Mario Draghi, che la settimana scorsa ha dichiarato che "sia il tasso di cambio reale che quello effettivo dell'euro sono nella loro media di lungo termine". 

Non solo: secondo il governatore della banca centrale austriaca, "il peggio della crisi è passato" e "siamo sulla buona strada, il percorso è ancora difficile, ma la direzione è giusta". Tuttavia, ha avvertito "non siamo ancora arrivati alla meta". 

Subito dopo le parole di Nowotny, sul mercato dei cambi, l'euro ha recuperato sul biglietto verde, riportandosi al di sopra di quota 1,33.


Euro-dollaro sui massimi intraday con un occhio alla Bce



Intorno a metà della seduta del 10 gennaio, il tasso di cambio euro-dollaro ha toccato un nuovo record di giornata (intraday), raggiungendo quota 1,31. 

Ciò dopo la giornata di ieri che Davide Marone, analista valutario di FXCM, aveva definito "piuttosto laterale per l’eurodollaro, che non è riuscito a discostarsi dai livelli di breve periodo. 

Vi è stato per la verità un tentativo ribassista - metteva in luce ieri l'esperto di valute in una nota diffusa ieri in serata - di violazione del supporto a 1,3060 che è stato svilito laddove l’azionario e le commodities (materie prime, ndr) sono rimasti sui massimi di periodo. 

E' stata una giornata poco volatile e scevra di market mover, mentre domani (ossia oggi 10 gennaio, ndr) vi sarà il meeting della Banca Centrale Europea (Bce, ndr) che non dovrebbe ritoccare i tassi di riferimento ma potrebbe fornire direzionalità di breve". Insomma, secondo Marone, a livello di soglie da tenere d'occhio per l'eurodollaro, "restano 1,30 e 1,3120 rispettivamente il supporto e la resistenza a cui porre grande attenzione".

Diverso il discorso per la seduta odierna, che per l’appunto dovrebbe essere dominata dalla decisione sui tassi di interesse dell’area dell’euro della Bce e dal consueto intervento pomeridiano di Mario Draghi, numero uno dell’Eurotower. 

Nettamente prevalente, sui mercati finanziari, è la previsione di un nulla di fatto sui tassi di interesse, sia su quello principale, attualmente allo 0,75%, sia su quello relativo ai depositi overnight in Bce, a zero. Il mercato monetario, ad esempio, a metà giornata, viaggia in condizioni di distensione, con un occhio in direzione della Bce e protetto da un eccesso di liquidità nel sistema pari a circa 600 miliardi.


Bce, Draghi ribadisce: “L’euro è irreversibile”


L'euro è irreversibile.

A ribadirlo ancora una volta è stato Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), concludendo il proprio intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Bocconi di Milano.

Draghi ha voluto fare ricorso a una citazione di Tommaso Padoa-Schioppa, il banchiere centrale recentemente scomparso al quale la prestigiosa università milanese specializzata in tematiche economiche ha dedicato una cattedra. "Vorrei concludere con un aneddoto su Tommaso - ha detto Draghi con riferimento a Padoa-Schippa - come sapete, negli ultimi mesi ho ribadito il  principio dell'irreversibilità dell'euro. E questo è proprio il senso di una delle più note arguzie di Tommaso. Nel 2004, parlando dell'Emu, che è l'acronimo di Economic and Monetary Union (Unione economica e monetaria), rilevò che questo è anche il nome di un uccello australiano simile allo struzzo. E aggiunse che nessuno dei due può andare a ritroso".

Tra i vari punti toccati da Draghi nel suo discorso anche quello della stabuilità finanziaria in Eurolandia. "Assicurare la stabilità finanziaria dell'Eurozona - ha dichiarato il numero uno dell'Eurotower - è interesse di tutti i paesi europei, ma in primis dei paesi creditori che hanno un'esposizione maggiore". Quanto alle iniziative messe in campo per combattere la crisi europea del debito sovrano, Draghi ha spiegato che il cosiddetto piano antispread (Omt) è stato "concepito per ripristinare la trasmissione della politica monetaria" e gli eventuali acquisti di titoli di Stato di Paesi in difficoltà da parte della Bce non hanno "limiti prestabiliti", ma non sono "né incontrollati, né svincolati da condizioni".

Con gli Omt, "il segnale agli investitori sull'infondatezza dei loro timori sul futuro dell'area dell'euro è chiaro", ma "non abbiamo dimenticato qual è l'origine dei problemi del mercato del debito sovrano in Europa". Infatti, ha concluso Draghi, "uno dei presupposti per la conduzione di Omt è che i Paesi interessati abbiano negoziato con  gli altri Governi dell'Eurozona un programma nell'ambito del Meccanismo europeo di stabilità che imponga condizioni rigorose efficaci e credibili su un orizzonte temporale esteso".

Quanto al processo di risanamento dei conti pubblici nei Paesi dell'Eurozona più in difficoltà, Draghi ha fatto notare che "l'evidenza prevalente indica che deve essere centrato su riduzioni di spesa corrente e non su aumenti di tasse".


Bce, Draghi: "Prospettive deboli per l'area dell'euro"


Le prospettive per la congiuntura economica dei Paesi dell'area dell'euro restano deboli. 

Lo ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, dopo la decisione, presa giovedì 8 novembre e ampiamente scontata, di lasciare i tassi di interesse di riferimento di Eurolandia all'attuale minimo storico dello 0,75 per cento. 

L'attività economica dell'Eurozona, ha dichiarato Draghi durante la consueta conferenza stampa che ha seguito la decisione sui tassi, "resterà debole" a fronte di un'inflazione sopra il 2% da qui a fine anno e in discesa solo a partire dal 2013. 

Gli indicatori economici, ha precisato il numero uno dell'Eurotower, mostrano che "la crescita è stata debole nel secondo semestre di quest'anno" e che questo trend "continuerà anche nel 2013". 

Le attuali pressioni sui prezzi, in ogni caso, dovrebbero essere "transitorie" e non mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi di stabilità a medio termine che la Bce si prefigge. Per valutare se la situazione si è normalizzata nell'Eurozona, ha spiegato Draghi, "si dovrebbe guardare alla frammentazione di alcuni segmenti di mercato piuttosto che al livello degli spread o dei rendimenti". 

Secondo il presidente della Bce, infatti, "se guardiamo all'andamento dei prestiti alle piccole e medie imprese, allora non siamo soddisfatti delle condizioni di credito" in Eurolandia. "C'è ancora una frammentazione e una rinazionalizzazione del sistema bancario in termini di differenze nel costo della raccolta che vanno oltre quanto giustificato dai fondamentali. La nostra priorità - ha detto Draghi - è riparare i canali di trasmissione della politica monetaria così da poter garantire la stabilità dei prezzi".

Quanto al quesito sull'abbandono dell'euro senza recedere dall'Ue, Draghi, in una missiva in risposta a un'interrogazione presentata da Claudio Morganti, eurodeputato della Lega Nord, ha fatto sapere che "tale possibilità non è contemplata dai trattati". Il Trattato di Lisbona, chiarisce Draghi, "non prevede questa opzione, proprio in virtù dell'irreversibilità della transizione alla terza fase dell'Uem per gli Stati membri". Inoltre, ai sensi dei trattati vigenti, tale irrevocabilità può essere direttamente desunta dal fatto che "l'istituzione di un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro" rientra fra gli obiettivi della Ue. I trattati stabiliscono che, al momento dell'abrogazione della deroga di uno Stato membro, il Consiglio fissa "irrevocabilmente" il tasso al quale l'euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione.

Bce, la Spagna fa slittare la nomina di Mersch


Slitta alla fine del mese di novembre la nomina del lussemburghese Yves Mersch nel comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce), dopo le tensioni dei giorni che si erano create per la mancata designazione di una donna.

Lunedì 5 novembre il Consiglio europeo ha comunicato che, per il momento, la sesta poltrona del comitato esecutivo (e la 23esima su 23 del consiglio direttivo) della Banca centrale europea rimarrà vuota. 

La questione, infatti, sarà affrontata nell'agenda del prossimo vertice, in calendario per il 22 e il 23 novembre, come spiega una nota "con l'obiettivo di prendere una decisione formale".

La nomina di Mersch ha raggiunto lo stallo dopo che il governo spagnolo ha manifestato la propria opposizione. 
Già lo scorso 25 ottobre il Parlamento europeo aveva votato contro Mersch non per motivi di merito ma per una questione di mancanza di candidature femminili. 

Si è aperta, però, anche una diatriba ulteriore che riguarda la rappresentatività. Se passasse la nomina di Mersch, infatti, la Spagna, per la prima volta, sarebbe l'unica, tra le quattro maggiori economie dell'Eurozona (Germania, Francia, Italia e Spagna) senza un proprio rappresentante nel comitato esecutivo. 

Si interromperebbe in questo modo una tradizione in vigore fin da 1998, anno di istituzione dell'authority europea che decide sui tassi di interesse di Eurolandia. Peraltro proprio il candidato lussemburghese era stato preferito, nel processo di selezione dei candidati, al concorrente spagnolo Antonio Sainz de Vicuna, attuale responsabile dell'ufficio legale della Bce.

Tra i possibili scenari, sta prendendo piede anche quello di una eventuale candidatura dell'ex ministra della Finanze spagnola, Elena Salgado.

Quest'ultima costituirebbe una soluzione che consentirebbe di risolvere i due problemi, ossia la mancanza di donne ai vertici della Bce e il fatto che il paese iberico non sia rappresentato adeguatamente, in un colpo solo. Da ricordare infine che secondo lo statuto della Bce, i membri del comitati esecutivo "sono nominati dal Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata su raccomandazione del Consiglio previa consultazione del Parlamento europeo e del consiglio direttivo" dell'Eurotower.


Mercati finanziari, settimana cruciale con elezioni Usa e Draghi


Quella che si appresta a prendere il via il 5 novembre sarà una settimana cruciale per i mercati
finanziari di tutto il mondo.

Due saranno gli eventi clou che catalizzeranno l'attenzione.

Innanzi tutto, ci saranno le elezioni presidenziali in agenda per martedì 6 novembre. Per l'occasione, gli
elettori statunitensi saranno chiamati a decidere se confermare l'attuale inquilino democratico
della Casa Bianca, Barack Obama, o se invece sostituirlo con il suo sfidante repubblicano, Mitt
Romney. Secondo alcuni analisti, una eventuale riconferma di Obama potrebbe condurre a una
correzione sui mercati azionari, anche se gli esperti di mercato sono unanimi nell'affermare
che indipendentemente da chi trionferà, le Borse trarranno beneficio dalla fine di una fase di
incertezza che dura ormai da diverso tempo anche a causa della sostanziale parità fra i due sfidanti
nei sondaggi. Wall Street dovrebbe, in ogni caso, preferire il conservatore Romney, anche perché,
da uomo di finanza quale è, a sostenerlo è la stessa elite finanziaria statunitense (va segnalato che
molte banche d’affari Usa hanno già fatto ingenti stanziamenti in suo favore).

Il secondo evento cruciale della settimana sarà la riunione del consiglio direttivo della Banca
centrale europea (Bce), in programma per giovedì 8 novembre. Se, da una parte, la riconferma
del costo del denaro appare pressoché certa, con il tasso di riferimento sulle operazioni di
rifinanziamento invariato allo 0,75%, dall'altra, il governatore, Mario Draghi, potrebbe fornire
nuovi dettagli sulle misure straordinarie di sostegno all’economia o fornire nuove indicazioni
sull’andamento della congiuntura.

Guardando invece ai dati macroeconomici, il calendario della settimana prevede per lunedì
5 novembre, sul fronte americano, il dato di ottobre sull’Ism servizi mentre martedì le bocce
resteranno ferme in occasione delle presidenziali. Mercoledì saranno di scena le consuete richieste
di mutui nell’ultima settimana mentre giovedì a catalizzare l'attenzione saranno le richieste
iniziali di sussidi di disoccupazione e il disavanzo commerciale relativo a settembre.

Venerdì infine occhi puntati sui prezzi alle importazioni di ottobre, scorte all’ingrosso di settembre e fiducia dei consumatori misurata dall’università del Michigan e già relativa alla prima metà di novembre.
Sulla sponda europea, da segnalare martedì i prezzi alla produzione nell’Eurozona relativi al mese
di settembre e gli ordinativi alle fabbriche mentre mercoledì sarà la volta delle statistiche sulle
vendite al dettaglio. Giovedì, come detto, riflettori puntati sull’Eurotower e sulle parole di Draghi
in maniera particolare, mentre per venerdì va segnalato l'ultimo appuntamento con i prezzi al
consumo in ottobre nell’Europa a 17 componenti.


Bce, è bagarre sulla nomina di Mersch, lettera di protesta di Schulz a Van Rompuy


Salgono sempre di più le tensioni tra Europarlamento e Unione europea a seguito della la nomina
del lussemburghese Yves Mersch nel comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce).
Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo aveva votato contro la designazione di Mersch, non
per questioni di merito ma per la mancanza di candidature femminili. Va infatti ricordato che
se Mersch entrasse nel board della Bce sarebbe di fatto il sesto uomo del comitato esecutivo
ma anche il 23esimo su 23 del consiglio direttivo dell’authority monetaria chiamata in primis a
decidere sui tassi di interesse di Eurolandia. Un paradosso, almeno all'apparenza, se si considera
che in seno alla Commissione Ue c'è in corso una battaglia per imporre una percentuale minima di
donne nei consigli di amministrazione delle aziende europee quotate.

Tuttavia, la presa di posizione dell'Europarlamento non è vincolante, tant'è che il presidente
del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, come del resto era ampiamente previsto, ha
deciso di avviare la cosiddetta "procedura scritta", ignorando il parere negativo. Van Rompuy
ha infatti inviato ai capi di stato e di governo dei 17 paesi dell'Eurozona una lettera per chiedere
l'approvazione della candidatura di Mersch, che era stata proposta a maggio dal presidente
dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker e avallata dall'Ecofin a luglio.

Ma l'atto di Van Rompuy è stato preso male dagli eurodeputati Sven Giegold (Verdi) e Sylvie
Goulard (liberale) che, a loro volta, il 2 novembre, gli hanno indirizzato una lettera di protesta
indicando che "la procedura scritta distrugge la fiducia reciproca", "non migliora la legittimità
democratica della Ue" e "non risponde all'esigenza di una cooperazione sincera" tra le due
istituzioni.

Sempre in tema di "quote rosa", va ricordato che, alla fine di ottobre, i commissari europei non
hanno trovato l'accordo sulla proposta della rappresentante della giustizia Viviane Reding che
avrebbe dovuto introdurre una percentuale minima di donne nei consigli di amministrazione
delle società quotate in borsa.

Come illustrato nel documento presentato lo scorso marzo, il sesso femminile oggi nei consigli di amministrazione europei non raggiunge il 14% dei componenti. "Non mi arrendo" ha detto Reding. "Il presidente metterà questo all'ordine del giorno della Commissione ancora una volta prima della fine di novembre". A fine mese, dunque, si potrebbe tornare a parlare di quote rosa in Europa (in Italia una legge simile è già in vigore).