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Euro, prova di forza dopo il caso Cipro



"Prova di forza della moneta unica europea dopo la brutta notizia che ha colpito i mercati durante il week-end riguardante Cipro e i 10 miliardi di aiuti da parte dell’Unione Europea". Ecco il commento che giunge da parte di Matteo Paganini, Chief Analyst di Fxcm Italia dopo la giornata finanziariamente molto movimentata di lunedì 18 marzo, quando i mercato finanziari hanno fortemente risentito del salvataggio di Cipro deciso nel weekend. "Gli indici americani - sostiene Paganini - hanno virato in positivo e l'euro ha sfiorato nuovamente quota 1,30 contro il dollaro americano. Sembra che la situazione sia già stata digerita, ma attenzione a nuovi potenziali tentativi ribassisti che fino a quando si manterranno sopra 1,2875 scongiurano il pericolo di discese importanti".

Lo scorso fine settimana il governo cipriota e l’Unione europea si sono accordati per fissare un'imposta sui depositi bancari che arriva al 6,7% per quelli di ammontare inferiore ai 100.000 euro mentre per quelli di importo superiore il prelievo forzoso sale al 9,9 per cento. Tuttavia, solo martedì 19 marzo si saprà se il Parlamento cipriota ratificherà il piano di salvataggio negoziato con i finanziatori internazionali.

In vista del voto, il governo di Nicosia, secondo indiscrezioni, starebbe lavorando a una proposta per smorzare l'entità del prelievo sui conti bancari dei piccoli risparmiatori, che potrebbe così scendere dal 6,7% al 3% per i conti bancari sotto i 100.000 euro, mentre per quelli di entità superiori potrebbe crescere al 12,5 per cento.


La Bce mantiene i tassi invariati allo 0,75%


Dalla riunione della Banca centrale europea (Bce) del 7 marzo è giunto un nuovo nulla di fatto sui tassi di interesse, che pertanto sono stati confermati ai minimi di sempre pari allo 0,75 per cento.

La decisione era attesa dal mercato. L'Eurotower ha lasciato invariati anche il tasso marginale all'1,5% e quello sui depositi a zero. Tuttavia, il numero uno della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa che ha seguito la decisione sui tassi, ha fatto sapere che "è stata vocata la possibilità del taglio dei tassi ma ha prevalso il no".

Come evidenzia Davide Marone, analista valutario di Fxcm Italia in una nota diffusa il 7 marzo a mercati chiusi, “l’evento catalizzatore della giornata, oltre che della settimana, è stata la conferenza stampa del presidente della Mario Draghi successiva alla decisione sui tassi d’interesse, rimasti invariati come ampiamente previsto. 

Il tono del banchiere centrale - prosegue Marone - è stato piuttosto dovish e non vi sono stati riferimenti diretti al tasso di cambio euro-dollaro, mentre molto sommario è stato il cenno circa la possibilità di futuro taglio dei tassi, che ad ora non rappresenta uno scenario probabile. 

La volatilità, compressa per gran parte della settimana, è così potuta esplodere a favore di un rialzo per l’eurodollaro in grado di portarsi dai minimi addirittura sulle resistenza in area 1,3120 dove sta andando a consolidarsi sulle prime prese di profitto". 


Secondo Marone, è dalla tenuta di questo livello "che dipende il prossimo scenario del cambio". Intanto, l'8 marzo è atteso al banco di prova dal dato sulla disoccupazione americana.



Natixis Asset Management: in Italia rischio di voto anti euro



Economisti ed esperti di mercato cominciano a fare i conti con le conseguenze del risultato elettorale italiano del 24 e 25 febbraio. In uno studio ad hoc Philippe Waechter, capo economista di Natixis Asset Management (parte del gruppo Natixis Global Am – Ngam), ha puntato i riflettori sullo scenario del dopo elezioni in Italia e sui rischi che si prospettano per l’area dell'euro. 

Ecco quello che secondo Waechter è un punto interessante: "Gli italiani si sono riappropriati del proprio potere decisionale a livello politico -osserva - e quindi non potranno più puntare il dito contro l’Europa. Lo scenario che appare più probabile è quello di nuove elezioni, la cui data dovrà essere stabilita anche in base a quella delle elezioni presidenziali a suffragio indiretto di metà maggio. In questo periodo, a parte sperare in un contesto politico più positivo, le dinamiche dell'attività economica e dell’occupazione peseranno sullo stato d’animo della popolazione".

E secondo l'esperto di Natixis Asset Management, "se il contesto non sarà in via di miglioramento al momento delle elezioni, il rischio è quello di un massiccio voto di protesta anti Europa e anti euro. A quel punto, la situazione sarà molto preoccupante perché in tal caso potrebbero tornare i timori sulla stabilità dell’area euro e la volatilità potrebbe aumentare ulteriormente. 

Questo penalizzerebbe ulteriormente la dinamica dell’area euro, ritardando la ripresa del ciclo economico europeo. Al di là delle dinamiche interne - conclude Waechter - l’altro grande rischio è che il mondo intero non si interessi più all’Europa e all’area euro. Se in Europa continuerà a prevalere la volontà di essere virtuosi a tutti i costi, il mondo andrà avanti senza di noi. Questo scenario si sta già profilando. Possiamo solo sperare che non peggiori".    


Euro-dollaro: gli esperti attendono l’esito delle elezioni politiche italiane



Il "macromonitor" di questa settimana firmato dall'economista di Monte dei Paschi di Siena, Mario Seminerio, punta i riflettori verso i movimenti del dollaro statunitense e verso l’esito delle elezioni politiche italiane. "Sul mercato dei cambi - scrive l'esperto di Mps - si segnala la ripresa in settimana del dollaro, su aumento di avversione al rischio. Da inizio anno - prosegue Seminerio - il biglietto verde si è apprezzato contro yen, sterlina e alcune divise asiatiche emergenti, mentre ha perso terreno contro euro, valute scandinave e alcune latino-americane come il real brasiliano".

A parere di Seminerio, "questi movimenti hanno condotto alla minore correlazione tra mercati valutari globali registrata nell’ultimo decennio". Riguardo il cross euro-dollaro, "le previsioni devono necessariamente tenere in conto i movimenti indotti da aumento di incertezza in Eurozona, anche legata agli esiti elettorali italiani: secondo alcune stime, ogni 50 punti-base di allargamento degli spread (calcolati sul titolo di stato quinquennale) determinano un indebolimento dell’euro di 2 centesimi, e stesso effetto viene prodotto da un calo di 10 punti-base delle aspettative sui tassi della Bce rispetto a quelli della Fed".


E’ evidente gli esperti di valute ritengono che, oltre a tutta una serie di dati macroeconomici da osservare attentamente nella settimana cominciata il 25 febbraio, anche il risultato delle elezioni politiche italiane del 24 e 25 dello stesso mese potrebbe in qualche modo influenzare l'andamento del cross euro-dollaro. In attesa di conoscerlo, gli economisti di Cmc Markets, dal canto loro, vedono un euro-dollaro "più incline a tornare verso 1,29 almeno finché non riesce a tornare sopra 1,3320".




Euro-dollaro a 1,34 dopo la Bce e le parole di Draghi



Apertura dell'euro-dollaro a quota 1,34 nella seduta di venerdì 8 febbraio, il giorno dopo la riunione della Banca centrale europea (Bce), che ha lasciato i tassi di interesse di Eurolandia invariati. 

Sul tasso di cambio dell'euro, ha dichiarato il presidente della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa che segue la decisione sul costo del denaro europeo, "prima di tutto, bisogna dire che l'apprezzamento della valuta unica è un segnale di ritorno di fiducia nell'Eurozona. 

Al netto della fiducia, bisogna aggiungere che i cambi devono riflettere i fondamentali e, in via generale, i tassi di cambio reali e nominali dell'euro sono vicini alla media di lungo periodo". Il tasso di cambio è un elemento importante per la crescita e la stabilità dei prezzi "ma non costituisce un obiettivo in sé" delle politiche della Banca centrale, ha ribadito Draghi.

Quanto alla politica monetaria della Bce, il suo numero uno ha spiegato che "è accomodante, manterremo il regime di disponibilità illimitata alle aste di rifinanziamento e siamo pronti a fornire piena liquidità alle banche ove necessario". 

Riferendosi poi agli istituti di credito, Draghi ha spiegato: "Abbiamo risolto il problema del funding bancario, non possiamo agire su quello dei ratio di capitale e sull'avversione al rischio che ha raggiunto livelli elevati". 

La risposta è che "continueremo a fare tutto il possibile perché il flusso del credito riprenda, sempre entro il nostro mandato che è quello della stabilità dei prezzi". Allo stesso tempo "pensiamo che tutte le azioni che abbiamo intrapreso troveranno il loro sbocco nell'economia, così da permettere una ripresa graduale nella seconda parte del 2013".


Cambi, gli investitori si interrogano sull'apprezzamento dell’euro


"Sul mercato dei cambi, gli investitori si chiedono quale ulteriore potenziale di apprezzamento abbia l'euro". 

E' incentrato su questo il "Macromonitor" di inizio settimana dell'economista di Banca Monte dei Paschi di Siena, Mario Seminerio, che prosegue lo studio in questo modo: “E' verosimile che ciò dipenderà dalla normalizzazione dei tassi di breve termine europei, anche a seguito dei rimborsi anticipati dei prestiti della Banca centrale europea (Bce), da quanto un rialzo dei rendimenti sui Bund supererà quello sui Treasury, e da quanto gli investitori globali risulteranno sottopeso di attivi europei, e vorranno colmare tale gap". 

Nel frattempo, sul mercato dei cambi, il primo giorno della settimana si è aperto con l'euro-dollaro che viaggiava a 1,3447-1,3450, mentre sui listini europei il dollaro-yen ha aperto a 90,84-90,85, mentre l'euro-yen era posizionato a 122,14-122,17.

Riguardo lo yen, prosegue il "Macromonitor" di Seminerio, "gli annunci della Bank of Japan non appaiono al momento sufficienti a generare l'inflazione necessaria a spingere gli investitori domestici ad alimentare deflussi di capitali, ma l'incertezza resta elevata, così come la dimensione prevalentemente politica di questo cambio".

Non solo. Secondo Seminerio, "semplici acquisti di titoli di stato domestici da parte della banca centrale giapponese non appaiono in grado di compiere il lavoro previsto, ma l'eventuale acquisto di obbligazioni estere resta una minaccia da non sottovalutare. 

Sotto osservazione - mette infine in guardia l'economista di Mps - anche eventuali reazioni del G7 alla politica giapponese dello yen debole, soprattutto se il saldo delle partite correnti di Tokyo dovesse smettere di deteriorarsi".



Fxcm punta i riflettori sull’euro



Sui mercati dei cambi, la mattina del 23 gennaio, l'euro ha superato quota 1,333 rispetto al dollaro. 

Secondo l'analisi degli esperti di Fxcm, "l'euro mostra ancora una notevole forza e questo è testimoniato dai livelli a cui si trova non solo contro il dollaro americano, ma anche (e soprattutto) contro lo yen, piuttosto che con la sterlina e il dollaro australiano verso i quali ha mostrato, dopo due anni e oltre di costante indebolimento, importanti fasi di consolidamento e di possibile rialzo". 

D'altro canto, aggiungono gli esperti di valute, "è indubbio che la moneta unica sia rappresentativa di un'area economica che vive problemi enormi che si riflettono in gran parte delle variabili macroeconomiche, che puntualmente quando tornano agli onori della ribalta, anche solo per la percezione degli operatori finanziari nei confronti di questa o quella dichiarazione, sono in grado di muovere massicci flussi di liquidità necessari per spostamenti così importanti e veloci dei tassi di cambio".

Non ultimo, a questo proposito, è stato il Capo dei Ministri delle Finanze dell'Eurozona Juncker il quale si è mostrato preoccupato rispetto al recente e crescente apprezzamento dell'euro da egli considerato "pericolosamente alto". "Ciò - tirano le somme da Fxcm - inserito nell'attuale contesto caratterizzato da operatori focalizzati sul breve periodo, ha contribuito a creare la formula esplosiva per un movimento così importante e ha accelerato le prese di profitto anche di posizionamenti strategici a favore di euro di medio periodo. 

Tuttavia, e questo continua ad essere un tema fondamentale da oramai qualche mese, il mercato permane nella sua de correlazione laddove le liquidazioni di posizioni lunghe di euro non si sono allineate a quelle delle altre valute a più alto rendimento, dell'azionario e delle commodity, rimasti in gran parte in fase di consolidamento dei prezzi più recenti".


Sui mercati dei cambi non si scommette più contro l’euro



La mattina del 21 gennaio, il primo giorno della settimana, sul mercato dei cambi, l'euro-dollaro ha aperto le contrattazioni in area 1,3321-1,3323, per poi portarsi, in mattinata, al di sotto di quota 1,3302. 

A intervenire sull'euro, dalle colonne dell'economia del Giornale è stato nei giorni scorsi Carlo Alberto De Casa, analista della società ActivTrades basata a Londra. 

Secondo l'esperto valutario, "sui mercati valutari non si gioca più la scommessa sul crollo dell’euro. Anzi. Oggi non solo bisogna stare attenti a puntare sempre contro la moneta unica, ma bisogna pensare anche a entrare a favore dell’euro. Soprattutto nelle fasi in cui i mercati azionari sono impostati al rialzo, in quanto il cambio euro dollaro spesso è correlato con l’andamento delle borse”.

Non a caso, chi nei mesi passati è tornato con prontezza a credere alla solidità dell’euro è riuscito a guadagnare attraverso questa operazione. 

A un certo punto, spiega De Casa, come “sul dollaro la moneta unica stesse perdendo terreno con decisione: erano sufficienti 1,20 dollari per un euro. 

Poi, a fine luglio, l’intervento del Presidente della Bce Mario Draghi ha dato una svolta alla situazione. 

Quelle erano le parole che servivano ai mercati per evitare una disgregazione della valuta unica.

Passando invece a qualche previsione per il 2013, De Casa fa sapere di attendersi che la valuta unica oscilli in un intervallo tra 1,20-1,38, con una volatilità inferiore rispetto al 2012, ma ancora presente.

Secondo alcuni esperti, in questa fase, sul mercato dei cambi, focalizzando l’attenzione sugli Stati Uniti, resta l´attesa per i negoziati sul fiscal cliff (tagli automatici di spesa al primo marzo e serrata del governo il 27 marzo, in caso di assenza di accordo sull´innalzamento del tetto legale al debito federale). 

Resta poi da valutare la disponibilità dei Repubblicani a spostare in avanti il tetto di debito di circa un trimestre. 

In caso di eliminazione dei tagli di spesa per l´anno in corso (come auspicato implicitamente dal Fondo Monetario Internazionale, che ritiene che gli Stati Uniti abbiano già effettuato la stretta fiscale massima non controproducente, stimata a circa l´1-1,5 per cento di Pil), e di un innalzamento del tetto di debito per l´intero anno, si rimuoverebbero ostacoli alla crescita statunitense, sostenendo quindi una fase di propensione al rischio e di strategie di carry trade che indebolirebbero il biglietto verde.


L'euro si mantiene sui massimi sul dollaro dopo Draghi



La mattina del 15 gennaio, in apertura, il tasso di cambio euro-dollaro, sui mercati delle valute, stazionava a quota 1,3360-1,3362.

Va ricordato che si tratta di livelli che rappresentano i nuovi massimi dall'aprile del 2012 della moneta unica sul biglietto verde. 

Una circostanza, quella della forza dell'euro, che a detta di alcuni economisti impedisce di conferire slancio alla ripresa europea. 

La moneta unica viaggia sui massimi dopo il discorso di giovedì del numero uno della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi.

A riguardo, JW Partners, società indipendente specializzata in currency advisory a investitori istituzionali, commenta: "Draghi ha sorpreso la platea con un tono notevolmente diverso da quello del mese precedente: affermare che la situazione sta migliorando equivale ad ammettere che un taglio dei tassi è stato escluso all'unanimità. 

In tal modo, riduce la potenzialità accomodante della Bce così come percepita sinora dai mercati. Se non sorprende la reazione dell'euro - proseguono gli esperti di JW Partners - ci aspetteremmo invece meno entusiasmo dalle Borse che proprio sulla liquidità illimitata della banca centrale avevano costruito parte della poderosa salita degli ultimi mesi". 

La potenza dell'euro potrebbe dunque precludere la ripresa delle Borse e non soltanto quella dell'economia. "Vedremo nelle prossime sessioni se tale euforia incontrerà qualche ostacolo", sentenziano gli esperti, che fanno intanto notare che "la risalita della moneta unica a seguito della Bce è stata veloce e impulsiva confermando la bontà del trend rialzista in atto: ci stiamo avvicinando a livelli statici che dovrebbero fornire un qualche ostacolo a una ulteriore salita". 

E' per questo motivo che da JW Partners consigliano di "alleggerire ora la posizione per cercare di ricomprare su una correzione, intorno a quota 1,3150-1,3200".


Euro-dollaro sui massimi intraday con un occhio alla Bce


Intorno a metà della seduta del 10 gennaio, il tasso di cambio euro-dollaro ha toccato un nuovo record di giornata (intraday), raggiungendo quota 1,31. 

Ciò dopo la giornata di ieri che Davide Marone, analista valutario di FXCM, aveva definito "piuttosto laterale per l’eurodollaro, che non è riuscito a discostarsi dai livelli di breve periodo. 

Vi è stato per la verità un tentativo ribassista - metteva in luce ieri l'esperto di valute in una nota diffusa ieri in serata - di violazione del supporto a 1,3060 che è stato svilito laddove l’azionario e le commodities (materie prime, ndr) sono rimasti sui massimi di periodo. 

E' stata una giornata poco volatile e scevra di market mover, mentre domani (ossia oggi 10 gennaio, ndr) vi sarà il meeting della Banca Centrale Europea (Bce, ndr) che non dovrebbe ritoccare i tassi di riferimento ma potrebbe fornire direzionalità di breve". Insomma, secondo Marone, a livello di soglie da tenere d'occhio per l'eurodollaro, "restano 1,30 e 1,3120 rispettivamente il supporto e la resistenza a cui porre grande attenzione".

Diverso il discorso per la seduta odierna, che per l’appunto dovrebbe essere dominata dalla decisione sui tassi di interesse dell’area dell’euro della Bce e dal consueto intervento pomeridiano di Mario Draghi, numero uno dell’Eurotower. 

Nettamente prevalente, sui mercati finanziari, è la previsione di un nulla di fatto sui tassi di interesse, sia su quello principale, attualmente allo 0,75%, sia su quello relativo ai depositi overnight in Bce, a zero. 

Il mercato monetario, ad esempio, a metà giornata, viaggia in condizioni di distensione, con un occhio in direzione della Bce e protetto da un eccesso di liquidità nel sistema pari a circa 600 miliardi.


Cmc Market non si attende mosse significative per l’euro-dollaro


 "Sul fronte valutario nessuna mossa significativa per l'euro-dollaro". 

A metterlo in evidenza, la mattina del 9 gennaio prima dell'apertura dei mercati, sono gli economisti di Cmc Markets, che aggiungono che "occorre superare 1,3170 per raggiungere 1,33", mentre spostando l'attenzione verso la sterlina, in questo caso la moneta "deve oltrepassare 1,618 per poter tornare a 1,63 contro il dollaro". 

Gli esperti di Cmc Markets mettono poi in luce che "momentaneamente il biglietto verde sembrerebbe aver perso slancio nella corsa contro yen con possibilità di non ritestare i massimi appena toccati almeno per un po': sotto 87,50 il rischio è quello di una correzione verso 85,00".

Intanto, proprio in Asia, il dollaro ha guadagnato terreno contro lo yen con la soglia a 87 che ha offerto una buona opportunità di acquistare il biglietto verde. Gli acquisti sono stati effettuati da diversi operatori, tra cui anche importatori, investitori retail giapponesi e fondi di investimento, così come segnalato da alcuni dealer a Tokyo.

 "Ci sono molti che comprano dollari", ha commentato Kuniyuki Hirai, foreign-exchange trading manager per Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj. 

Il biglietto verde è a 87,44 yen dopo essere salito al massimo intraday a 87,55 yen. Per Hirai, i driver per un rally del biglietto verde sono diversi e spaziano dai discorsi dei funzionari della Fed, alle trimestrali Usa, sino al meeting della Bank of Japan in calendario per il 21 e il 22 gennaio.

"Il rally segnala che ci sono ancora molti che sperano di acquistare il biglietto verde sui cali", ha affermato un dealer di una banca giapponese secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Mf DowJones. 

Secondo Daisaku Ueno, senior foreign exchange e fixed income strategist a Mitsubishi Ufj Morgan Stanley, "il trend di indebolimento dello yen rimane intatto".


Euro-dollaro stabile dopo i dati tedeschi ed europei



Il 3 gennaio, sul mercato dei cambi, l'euro ferma la corsa e consolida i recenti guadagni, attestandosi intorno a quota 1,315 nei confronti del dollaro. 

Secondo gli esperti di mercato, la valuta europea è da comprare (long) in area 1,32 con un target collocato a 1,35. 

In particolare, secondo l'esperto di analisi tecnica Gianluca Defendi, nella seduta del 2 gennaio "il cambio euro-dollaro ha provato un nuovo allungo ma è stato respinto da quota 1,33. 

La struttura tecnica - prosegue l'esperto - rimane ancora positiva (anche se i principali oscillatori quantitativi registrano un moderato rafforzamento della pressione ribassista): prima di poter effettuare un ulteriore spunto rialzista è quindi necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. 

Importante - mette in guardia Defendi - sotto questo punto di vista, la tenuta del supporto posto in area 1,3120-1,31 in quanto può favorire la costruzione di una solida base accumulativa".

E anche la mattina del 3 gennaio l'euro-dollaro viaggiava stabile a 1,3162, anche dopo l'uscita di alcuni dati macroeconomici tedeschi.

Il tasso di disoccupazione in Germania nel mese di dicembre è, infatti, rimasto stabile al 6,9% rispetto al mese di novembre, come previsto dagli economisti. 

Il dato non destagionalizzato, invece, riferito sempre al mese di dicembre, è passato al 6,7% dal 6,5% di novembre. 

Non si tratta, tuttavia, dell'unico dato degno di nota, perché sempre la mattina del 3 gennaio si è saputo che la crescita della massa monetaria M3 nell'Eurozona, nel mese di novembre, ha registrato un rallentamento, collocandosi al +3,8% dal +3,9% di ottobre.

 Va comunque sottolineato che il dato è superiore alle attese, che si aspettavano un rallentamento al +3,6 per cento. 

Lo ha comunica la Banca centrale europea, specificando che la media dei tre mesi a novembre è salita al 3,4% dal 3,1% dei tre mesi alla fine di ottobre.



Bce, Draghi ribadisce: “L’euro è irreversibile”


L'euro è irreversibile.

A ribadirlo ancora una volta è stato Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), concludendo il proprio intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Bocconi di Milano.

Draghi ha voluto fare ricorso a una citazione di Tommaso Padoa-Schioppa, il banchiere centrale recentemente scomparso al quale la prestigiosa università milanese specializzata in tematiche economiche ha dedicato una cattedra. "Vorrei concludere con un aneddoto su Tommaso - ha detto Draghi con riferimento a Padoa-Schippa - come sapete, negli ultimi mesi ho ribadito il  principio dell'irreversibilità dell'euro. E questo è proprio il senso di una delle più note arguzie di Tommaso. Nel 2004, parlando dell'Emu, che è l'acronimo di Economic and Monetary Union (Unione economica e monetaria), rilevò che questo è anche il nome di un uccello australiano simile allo struzzo. E aggiunse che nessuno dei due può andare a ritroso".

Tra i vari punti toccati da Draghi nel suo discorso anche quello della stabuilità finanziaria in Eurolandia. "Assicurare la stabilità finanziaria dell'Eurozona - ha dichiarato il numero uno dell'Eurotower - è interesse di tutti i paesi europei, ma in primis dei paesi creditori che hanno un'esposizione maggiore". Quanto alle iniziative messe in campo per combattere la crisi europea del debito sovrano, Draghi ha spiegato che il cosiddetto piano antispread (Omt) è stato "concepito per ripristinare la trasmissione della politica monetaria" e gli eventuali acquisti di titoli di Stato di Paesi in difficoltà da parte della Bce non hanno "limiti prestabiliti", ma non sono "né incontrollati, né svincolati da condizioni".

Con gli Omt, "il segnale agli investitori sull'infondatezza dei loro timori sul futuro dell'area dell'euro è chiaro", ma "non abbiamo dimenticato qual è l'origine dei problemi del mercato del debito sovrano in Europa". Infatti, ha concluso Draghi, "uno dei presupposti per la conduzione di Omt è che i Paesi interessati abbiano negoziato con  gli altri Governi dell'Eurozona un programma nell'ambito del Meccanismo europeo di stabilità che imponga condizioni rigorose efficaci e credibili su un orizzonte temporale esteso".

Quanto al processo di risanamento dei conti pubblici nei Paesi dell'Eurozona più in difficoltà, Draghi ha fatto notare che "l'evidenza prevalente indica che deve essere centrato su riduzioni di spesa corrente e non su aumenti di tasse".


Mercati finanziari, settimana cruciale con elezioni Usa e Draghi


Quella che si appresta a prendere il via il 5 novembre sarà una settimana cruciale per i mercati
finanziari di tutto il mondo.

Due saranno gli eventi clou che catalizzeranno l'attenzione.

Innanzi tutto, ci saranno le elezioni presidenziali in agenda per martedì 6 novembre. Per l'occasione, gli
elettori statunitensi saranno chiamati a decidere se confermare l'attuale inquilino democratico
della Casa Bianca, Barack Obama, o se invece sostituirlo con il suo sfidante repubblicano, Mitt
Romney. Secondo alcuni analisti, una eventuale riconferma di Obama potrebbe condurre a una
correzione sui mercati azionari, anche se gli esperti di mercato sono unanimi nell'affermare
che indipendentemente da chi trionferà, le Borse trarranno beneficio dalla fine di una fase di
incertezza che dura ormai da diverso tempo anche a causa della sostanziale parità fra i due sfidanti
nei sondaggi. Wall Street dovrebbe, in ogni caso, preferire il conservatore Romney, anche perché,
da uomo di finanza quale è, a sostenerlo è la stessa elite finanziaria statunitense (va segnalato che
molte banche d’affari Usa hanno già fatto ingenti stanziamenti in suo favore).

Il secondo evento cruciale della settimana sarà la riunione del consiglio direttivo della Banca
centrale europea (Bce), in programma per giovedì 8 novembre. Se, da una parte, la riconferma
del costo del denaro appare pressoché certa, con il tasso di riferimento sulle operazioni di
rifinanziamento invariato allo 0,75%, dall'altra, il governatore, Mario Draghi, potrebbe fornire
nuovi dettagli sulle misure straordinarie di sostegno all’economia o fornire nuove indicazioni
sull’andamento della congiuntura.

Guardando invece ai dati macroeconomici, il calendario della settimana prevede per lunedì
5 novembre, sul fronte americano, il dato di ottobre sull’Ism servizi mentre martedì le bocce
resteranno ferme in occasione delle presidenziali. Mercoledì saranno di scena le consuete richieste
di mutui nell’ultima settimana mentre giovedì a catalizzare l'attenzione saranno le richieste
iniziali di sussidi di disoccupazione e il disavanzo commerciale relativo a settembre.

Venerdì infine occhi puntati sui prezzi alle importazioni di ottobre, scorte all’ingrosso di settembre e fiducia dei consumatori misurata dall’università del Michigan e già relativa alla prima metà di novembre.
Sulla sponda europea, da segnalare martedì i prezzi alla produzione nell’Eurozona relativi al mese
di settembre e gli ordinativi alle fabbriche mentre mercoledì sarà la volta delle statistiche sulle
vendite al dettaglio. Giovedì, come detto, riflettori puntati sull’Eurotower e sulle parole di Draghi
in maniera particolare, mentre per venerdì va segnalato l'ultimo appuntamento con i prezzi al
consumo in ottobre nell’Europa a 17 componenti.


L’associazione Aduc: “Fa demagogia chi vuole uscire dall’euro”


Tornare alla lira? I dubbi, secondo una nota diffusa il 19 dicembre dall'associazione a tutela dei risparmiatori Aduc, sembrano davvero essere troppi e tali che il gioca non vale la candela. 

Come spiega Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc, quella di uscire dall'euro è "una proposta che circola e che viene sostenuta da quanti vogliono tornare ai vecchi tempi quando, per supportare le nostre esportazioni si svalutava la lira". Va bene, ma, si domanda Mastrantoni, "quali effetti si avrebbero svalutando la lira? Ovvio - è la risposta - che un ritorno alla vecchia valuta italiana comporterebbe una svalutazione su euro e dollaro".

L'Aduc, in particolare, evidenzia come "si potrebbe esportare più agevolmente beni e servizi ma costerebbero molto di più quelli importati, a cominciare dai prodotti energetici, il che inciderebbe sui costi dei beni che esportiamo.

 Si pensi - prosegue la nota dell'associazione a tutela dei consumatori - a quanto costerebbe la benzina e quali riflessi questo avrebbe sui prezzi dei prodotti trasportati, visto che la maggior parte viaggia su ruote di gomma e a quanto costerebbe l'energia elettrica". In quest'ultimo caso, infatti, "la relativa produzione è data da gas e carbone, che importiamo". 

Da mettere in conto, inoltre, "le misure di protezione che i Paesi comunitari adotterebbero nei confronti del cosiddetto made in Italy". 

Per non parlare, infine, del fatto "i risparmi degli italiani sarebbero ampiamente decurtati dall'inflazione, lasciando nelle mani dei risparmiatori un mucchio di mosche". 

Insomma, conclude l'Aduc, "additare la causa dei nostri mali nell'euro è operazione facile e demagogica. 

Il ritorno all'autarchia ha prodotto effetti devastanti qualche decennio fa, quando si promosse la donazione delle fedi nuziali. 

Non è strada da percorrere", è la conclusione, che non sembra lasciare spazio a molte alternative.


Euro-dollaro condizionato dal fiscal cliff


Sabato 15 dicembre 2012 

Nella seduta del 14 dicembre, sul mercato dei cambi, l'euro ha toccato i massimi dal 4 maggio scorso nei confronti del dollaro. 

Tuttavia, potrebbe non essere il momento giusto per tornare rialzisti sulla moneta unica. Lo sostiene Jeff Sakamoto, trader di Union Bank, per il quale una rottura di quota 1,3250 sarebbe "dolorosa" per diversi investitori di lungo termine con posizioni al ribasso (short). Un movimento sopra quel livello porterebbe probabilmente molti di questi a cambiare le proprie posizioni, conferendo possibilmente al rimbalzo dell'euro ancora più slancio.

In ogni caso, secondo molti esperti la moneta unica potrebbe avere difficoltà a tenersi su livelli molto elevati se le trattative sul fiscal cliff, ossia sul precipizio fiscale americano, dovessero risultare un nulla di fatto. 

In particolare, in assenza di segnali di un accordo per la settimana prima di quella di Natale, secondo gli addetti ai lavori l'euro-dollaro potrebbe facilmente crollare a quota 1,30. A proposito di precipizio fiscale, nei giorni scorsi, gli analisti di Moody's hanno fatto sapere che mentre preparano un eventuale taglio della tripla A del paese, prevedono unanimi che gli Stati Uniti verranno strangolati da una grave recessione entro la primavera 2013.

Lo scorso 30 novembre, lo speaker del Congresso, il repubblicano John Boehner, aveva confermato che i negoziati sul fiscal cliff non stanno avanzando.

Martedì 11 dicembre, invece, lo stesso Boehner ha accusato il presidente statunitense Barack Obama di non impegnarsi seriamente per evitare la minaccia che pesa sulla nazione. Da ricordare che i tagli fiscali e le imposte entreranno automaticamente in vigore dal primo di gennaio negli Stati Uniti se il Congresso e il presidente Obama non si accorderanno sul modo di ridurre l’enorme deficit del governo statunitense.


Bce, è bagarre sulla nomina di Mersch, lettera di protesta di Schulz a Van Rompuy


Salgono sempre di più le tensioni tra Europarlamento e Unione europea a seguito della la nomina
del lussemburghese Yves Mersch nel comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce).
Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo aveva votato contro la designazione di Mersch, non
per questioni di merito ma per la mancanza di candidature femminili. Va infatti ricordato che
se Mersch entrasse nel board della Bce sarebbe di fatto il sesto uomo del comitato esecutivo
ma anche il 23esimo su 23 del consiglio direttivo dell’authority monetaria chiamata in primis a
decidere sui tassi di interesse di Eurolandia. Un paradosso, almeno all'apparenza, se si considera
che in seno alla Commissione Ue c'è in corso una battaglia per imporre una percentuale minima di
donne nei consigli di amministrazione delle aziende europee quotate.

Tuttavia, la presa di posizione dell'Europarlamento non è vincolante, tant'è che il presidente
del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, come del resto era ampiamente previsto, ha
deciso di avviare la cosiddetta "procedura scritta", ignorando il parere negativo. Van Rompuy
ha infatti inviato ai capi di stato e di governo dei 17 paesi dell'Eurozona una lettera per chiedere
l'approvazione della candidatura di Mersch, che era stata proposta a maggio dal presidente
dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker e avallata dall'Ecofin a luglio.

Ma l'atto di Van Rompuy è stato preso male dagli eurodeputati Sven Giegold (Verdi) e Sylvie
Goulard (liberale) che, a loro volta, il 2 novembre, gli hanno indirizzato una lettera di protesta
indicando che "la procedura scritta distrugge la fiducia reciproca", "non migliora la legittimità
democratica della Ue" e "non risponde all'esigenza di una cooperazione sincera" tra le due
istituzioni.

Sempre in tema di "quote rosa", va ricordato che, alla fine di ottobre, i commissari europei non
hanno trovato l'accordo sulla proposta della rappresentante della giustizia Viviane Reding che
avrebbe dovuto introdurre una percentuale minima di donne nei consigli di amministrazione
delle società quotate in borsa.

Come illustrato nel documento presentato lo scorso marzo, il sesso femminile oggi nei consigli di amministrazione europei non raggiunge il 14% dei componenti. "Non mi arrendo" ha detto Reding. "Il presidente metterà questo all'ordine del giorno della Commissione ancora una volta prima della fine di novembre". A fine mese, dunque, si potrebbe tornare a parlare di quote rosa in Europa (in Italia una legge simile è già in vigore).