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Draghi: “Basta coi discorsi sulla guerra delle valute”



Nuovo intervento a gamba tesa del presidente della Banca centrale europea (Bce) sulla questione della guerra delle valute. 

I continui "discorsi" su questo tema, ha detto Draghi parlando a una conferenza stampa congiunta con il presidente della Banca di Russia, Sergey Ignatiev, a Mosca, dove parteciperà ai lavori del G20, sono "inopportuni e inutili, in ogni caso controproducenti". 

Draghi ha ribadito che i tassi di cambio nominali ed effettivi della valuta unica sono "nel complesso intorno la media di lungo termine". 

"Il tasso di cambio - ha detto Draghi, rispondendo alle domande dei giornalisti - non è un target nelle nostre politiche ma è importante per la crescita e la stabilità dei prezzi". 

I tassi di interesse nell'Eurozona, ha dichiarato altresì Draghi, "sono al momento effettivamente molto bassi" e la politica monetaria della Bce resta "accomodante". Il numero uno della Bce ha inoltre ricordato che l'Eurotower continuerà a fornire finanziamenti al sistema bancario con volume illimitato.

I dati in arrivo dalla congiuntura dell'Eurozona, ha anticipato Draghi, "sono più negativi del previsto" e "nella parte più bassa di quanto all'incirca ci aspettavamo". Secondo la Bce, ha detto Draghiil suo governatore, "stanno aumentando i segnali di una stabilizzazione dell'attività economica nell'Eurozona, anche se a bassi livelli" e di una "normalizzazione sui mercati finanziari".

"Non riteniamo che gonfiare i deficit di bilancio per creare domanda sia sostenibile", ha inoltre chiosato Draghi. 



Guerra delle valute asiatiche. E' la Cina che manipola?



Mike Riddell, gestore del fondo M&G Emerging Markets Bond, torna sulla guerra sulle valute asiatiche, domandandosi se è la Cina il reale "manipolatore". "Dopo la crisi finanziaria che colpì l’Asia nel 1997 - fa notare Riddell - le economie della regione hanno in genere adottato politiche volte a mantenere le valute artificialmente basse, per favorire una crescita trainata dalle esportazioni. Col tempo le autorità hanno subito pressioni sempre maggiori, soprattutto da parte degli Usa, a favore di un apprezzamento". Tuttavia, ora che l’Asia dipende fortemente dall’export, questo modello economico non è più valido. "Le economie basate sull’esportazione - tira le somme il gestore di M&G - si contendono quindi una domanda sempre più esigua, o per lo meno stabile".

Ecco che allora scoppia la guerra delle valute. "La svalutazione attuata dalla Cina nel 1994 - osserva Riddell - viene spesso citata tra i fattori scatenanti della crisi finanziaria del 1997. Considerato che per molti Paesi asiatici il Giappone è oggi un partner commerciale più importante di quanto non fosse la Cina nel 1993, una forte svalutazione dello yen non potrebbe avere effetti altrettanto devastanti sulla regione? In febbraio le esportazioni cinesi sono cresciute all’eccezionale tasso annuo del 21,8%; tuttavia - conclude l'esperto di M&G - sarà interessante scoprire se tale ritmo è sostenibile, se altri Paesi della regione possono risollevare un export in declino e, in caso contrario, che cosa intendono fare governi e banche centrali locali".


Merkel: “Euro-dollaro normale tra 1,30 e 1,40”



L'euro-dollaro tra 1,30 e 1,40? 

Non c'è nulla di male. A sostenerlo è stata Angela Merkel, cancelliera tedesca, il 20 febbraio, a Berlino, di fronte a una platea di economisti riuniti per il 50simo anniversario del Consiglio dei Cinque Saggi. "Corsi compresi tra 1,30 e 1,40 dollari sono nella normalità nella storia dell'euro. 

Noi, come Governo tedesco, siamo a favore di un libero andamento del corso di cambio dell'euro" e "non consideriamo fattibile una politica di cambio attiva".

Il Governo tedesco, ha tra l'altro aggiunto Merkel, lavora perché anche tutti gli altri Governi si attengano a una politica di libera evoluzione della valuta unica sui mercati. A questo fine, la cancelliera tedesca ha definito "un segnale importante" il comunicato congiunto dei Ministri finanziari del G20 da Mosca, nel quale si auspica il libero movimento dei tassi di cambio, cercando così di fermare sul nascere qualsiasi dibattito sulla presunta "guerra delle valute" in corso tra le principali aree economiche mondiali.

Nel suo intervento, Merkel ha anche detto di capire i timori e le preoccupazioni dei Paesi dell'Europa meridionale che sono riusciti "con grandi sforzi ad abbassare i costi unitari del lavoro" seppure nel quadro di un regime di tassi di cambio fissi dell'euro.

Nel suo discorso, la cancelliera ha anche indirettamente criticato l'atteggiamento di Tokyo, senza mai nominare il Giappone: "Vediamo - ha detto - che ci sono a intervalli regolari dei tentativi di deprezzare la propria valuta, attraverso misure di politica monetaria, così da aumentare la capacità export". Intanto, nel primo pomeriggio del 20 febbraio, il tasso di cambio euro-dollaro viaggia nei pressi di quota 1,337.